sabato 26 dicembre 2015

Mario Calzolaro legge Prévert


Josh Groban sings live Oceano on BBC



Miguel Hernandez




Miguel Hernández



Corpo di chiarità che nulla appanna.

Tutto è materia di acceso cristallo,

attraverso quel sole che ti segue,

che da dentro ti spinge sempre avanti.

Carne di arroventata limpidezza,

osso più trasparente se più fondo,

pelle al mare del fuoco indirizzata,

sangue fin dal profondo risplendente.

Corpo diurno, giorno sovrumano,

frutto dell'accecante accoppiamento,

di un albeggiare dorato d'estate

e con il firmamento più infiammato.

Ignea ascensione cruenta dei monti,

acqua solida e lesta verso il giorno,

diafano braccio pieno d'orizzonti,

fecondo coronamento di gioia.

Corpo come un solstizio d'archi pieni,

cupola piena e pieno fiammeggiare.

Tutti i corpi rifulgono più bruni

sotto lo zenit di tutti i tuoi sguardi.

Corpo di polline intenso e dorato,

flessibile e chiassoso, tuo e mio.

M'hai lasciato in lutto al cader della notte,

dell'amore, della più oscura chioma.

Illumina l'abisso ove dimoro

per la consumazione delle spume.

Fonditi con le ombre che conservo

fino a che la trasparenza ti consumi.

 

(Traduzione di Dario Puccini)

da "Ultime poesie", 1939 - 1941

Ghiannis Ritsos


Le poesie che ho vissuto tacendo sul tuo corpo

mi chiederanno la loro voce un giorno, quando te ne andrai.

Ma io non avrò più voce per ridirle, allora. Perché tu eri solita

camminare scalza per le stanze, e poi ti rannicchiavi sul letto,

gomitolo di piume, seta e fiamma selvaggia. Incrociavi le mani

sulle ginocchia, mettendo in mostra provocante

i piedi rosa impolverati. Devi ricordarmi così ? dicevi;

ricordarmi così, coi piedi sporchi; coi capelli

che mi coprono gli occhi ? perché così ti vedo più profondamente. Dunque,

come potrò più avere voce. La Poesia non ha mai camminato così

sotto i bianchissimi meli in fiore di nessun Paradiso.


Ghiannis Ritsos

venerdì 25 dicembre 2015

Natale di Alessia


Natale di Alessia


A imbiancare l'anima
polita neve per ragazza
Alessia nel della partenza
il mattino. Ricorda il sogno.
Se lo dici porta sfortuna,
le ha detto il gabbiano
al quale ha salvato la vita
(va a trovarla tutti i giorni
sul terrazzo).
Allegria natalizia, apre
di Giovanni del dono
il pacchetto, uno slip rosso.
Sarai felice, amica mia,
dice il gabbiano, quello
te lo sposi!!!

Raffaele Piazza

sabato 19 dicembre 2015

Germano Mandrillo, Sesto giorno da "Viaggio nel vaso di Pandora"


Emeli Sandé - Heaven (Live at the Royal Albert Hall)


Pensieri - di Giordano Genghini




Pensieri

di Giordano Genghini





Il dolore è innanzitutto una chiamata al cambiamento. Se a volte le nostre lotte per il cambiamento conoscono sconfitte è perché le nostre risposte sono errate (e forse anche perché, in qualche caso, quel cambiamento non è ancora maturo in quel tempo. Dalle sofferenze del pesce costretto nelle secche milioni di anni fa deriva l'anfibio polmonato, ma non ogni pesce in secca diventa un anfibio polmonato).

A volte il cambiamento va pilotato coscientemente, a volte basta assecondare quella forza che "nutre i corvi" e "veste i gigli" senza che essi si preoccupino di ciò. Il cambiamento può avvenire da sé, se non lo ostacoliamo, come nella guarigione da una influenza, quando l'azione di risanamento del sistema immunitario deve essere soltanto assecondata e il nostro unico compito è di non crearle ostacoli.

Molti importanti cambiamenti sono nati e nascono dalla spinta del dolore. Il dolore per la consapevolezza della morte ha condotto gli antenati dell'uomo a scoprire la vita eterna, Dio e, spesso, questa vicenda si ripete nell'esistenza degli individui.

Vi è però anche un "dolore inutile": la sofferenza che deriva da una situazione del passato superata ma che ancora ci viene segnalata nel presente come se fosse operante (così una persona che ha subito un dolore in una data situazione, soffre ogni volta che una situazione analoga, benché innocua, si ripresenta). In tal caso è sì bene eliminare senz'altro il dolore (ed abbiamo nella nostra mente le risorse per farlo, poiché la mente è il pilota del cervello e del corpo).

In queste circostanze il dolore ha la funzione di segnalarci l'esigenza di un cambiamento del rapporto fra la nostra esperienza passata e quella presente.

 
GIORDANO GENGHINI (da: "Xeropensieri" – 1995)



 

Da IO E DIO




Mi alzo con la mente in un punto al di sopra del pianeta e lo guardo dall'alto, come se fosse la prima volta, come quando vedo un film e mi chiedo qual è il suo messaggio. Qual è il messaggio della vita degli uomini sulla terra? Con la mente là in alto, libera dai consueti schemi mentali, nuda di fronte al mistero dell’essere, in questo momento, immagine di ogni altro momento della storia, guardo gli uomini miei simili alle prese con il mistero dell’esistenza.

Vedo esseri umani che nascono ed esseri umani che muoiono, sottoposti come ogni altra forma di vita al ciclo del divenire; vedo due ragazzi che si baciano e si sentono immortali, e un vecchio solo che nessuno più vuole e nessuno più sa; vedo una donna che mi ha scritto dicendomi che soffre da ormai troppi anni per una paralisi sempre più devastante e che ora vuole solo morire al più presto, e vedo altri esseri umani nutriti artificialmente e che respirano artificialmente ma che per questo non hanno perso la voglia di vivere e di continuare a esserci. Vedo uomini che si affrettano come

formiche sui marciapiedi delle metropoli, e altri che se ne stanno da soli in luoghi deserti. Vedo commerci sessuali di ogni tipo, per amore, per denaro, per cattiveria, per noia o per il solo naturalissimo desiderio del piacere. Vedo bambini che si ingozzano di cibo artificiale e altri che muoiono di fame. Vedo una tavola apparecchiata con grazia, la tovaglia fresca di bucato, le posate al loro posto, i bicchieri dell’acqua e del vino, i tovaglioli candidi, e una donna che gioisce di poter servire il pranzo ai suoi cari. Vedo una ragazza che suona Bach al violoncello e giovani che si riversano nelle orecchie suoni che non è possibile definire musica, perché non hanno nulla a che fare con le Muse. Vedo lotte per il potere, dittatori assassini, terroristi altrettanto assassini, e vedo chi si batte e muore per la giustizia, martire della libertà. Vedo campi di concentramento e campi di sterminio, lager, gulag, laogai, dove esseri umani sono privati di ogni dignità e sterminati con la stessa meticolosa attenzione e sovrana noncuranza con cui si eliminano i pidocchi dai capelli, e vedo ospedali e case di cura dove esseri umani sono colmati di ogni dignità e lavati, nutriti, accarezzati con la stessa meticolosa attenzione e l’affetto più delicato che si riservano ai figli. Vedo riti millenari e liturgie arcane, accanto a bestemmie rabbiose e ad altre dette così, come si dice «va là». Vedo indegni approfittatori del nome di Dio, altri che ne sono un luminoso riflesso, alcuni che rimangono del tutto indifferenti. Vedo il bene e il male che gli uomini e le donne sono capaci di generare e che spesso è quasi impossibile distinguere; vedo lo scorrere del tempo che corrode ogni cosa, e il prodigio di opere umane capaci persino di vincere il tempo. Vedo una storia senza senso che si nutre del sangue di esseri umani e di animali, e vedo un progresso indubitabile in termini di benessere e di giustizia. Vedo la bellezza e la deformità, vedo una natura che è madre e a volte è matrigna, un cielo stellato che attrae e insieme impaurisce, con il suo freddo infinito.

Vedo tutto questo, e molte altre grazie e molte altre deformità, e mi chiedo se c’è un senso unitario di questo teatro, e qual è. Questa vita, dentro cui siamo capitati nascendo senza sapere perché, ha mille ragioni per essere una grazia, e mille altre per essere una disgrazia: ma cosa è vero? Che è una grazia, o una disgrazia?

E poi vedo i miei morti. Ognuno ha i suoi morti. Nonni, genitori, amici, fratelli. Vi sono esseri umani a cui è dato di vivere la morte di un figlio, e non esiste dolore più grande. E al cospetto dei morti, di fronte ai quali non si può mentire, pongo la questione della verità: è un bene o un male che essi ci siano stati, che siano vissuti, che siano apparsi in questo mondo? Se alla fine comunque si deve morire, è meglio nascere o non nascere, essere stati o non essere mai stati, essere o non essere? E poi mi chiedo che fine hanno fatto, loro, proprio loro, ognuno diverso dall’altro, irripetibile, con la sua voce, il suo sorriso, la luce singolare degli occhi. Li potrei descrivere tutti, uno a uno, i miei morti, come ognuno potrebbe descrivere i suoi, perché sono dentro di noi e niente mai ci separerà da loro. Ma che cos’è vero, alla fine, per me e per loro, di questa vita che se ne va, nessuno sa dove?

Rispondere a questa domanda significa parlare di Dio.



Vito Mancuso

Da Io e Dio. Una guida dei perplessi

venerdì 18 dicembre 2015

Alessia e l'altalena rossa


Alessia e l'altalena rossa


Sera di albereto a entrare
negli occhi di Alessia
(la stella, l'albero la città).
L'altalena rossa nel segreto
giardino fa aleggiare dell'
infanzia provenienza il senso
non dimenticato. Alessia
è felice e va sull'altalena
per gioco della vita e tende
alla notte dell'amore, a
Giovanni che aspetta tra
mezz'ora. (Speriamo che
venga, pensa Alessia e l'esame
stamattina è andato bene).

Raffaele Piazza

sabato 12 dicembre 2015

Roberto Vecchioni:*Wislawa Szymborska*


BLUE SKIES LUCIANO BONFIGLIOLI 16/12/1949



L'infanzia invisibile




 

Ménontin è un quartiere povero della periferia di Cotonou, la capitale amministrativa del Bénin. Proprio a Ménontin incontriamo presto la mattina la piccola Chantal di appena 9 anni. La sua faticosa giornata si svolge sotto il sole cocente di Cotonou, una bacinella sulla testa piena di oggetti di tutti i tipi (saponette, spazzolini, biscotti e sacchetti d'acqua); un negozietto ambulante con il quale Chantal con un gruppo di amichette percorre in lungo e in largo la città, dalla mattina fino al calar del sole, in cerca di pochi franchi da portare a casa la sera. Il padre di Chantal, un operaio della società locale di energia elettrica, è stato licenziato nel 1995.

Sesta di una famiglia di dieci figli, Chantal fa parte di quell'esercito di bambini che popolano i mercati, i marciapiedi, gli ingressi dei negozi e degli alberghi di tutte le metropoli africane. Puliscono scarpe; offrono orologi, vestiti, prodotti di uso comune, frutto dell'intenso contrabbando con la vicina Nigeria, sfruttando la differenza di valore tra il naira (divisa nigeriana) e la moneta locale.

Questi bambini che non sanno cosa sia un'aula di scuola e sono anche il frutto della disfatta economica e sociale del Bénin.

I prezzi del cotone sono precipitati e la disperazione spinge questi contadini a vendere i loro bambini a trafficanti senza scrupoli per pochi spiccioli. Fame, miseria, indebitamento avvolgono loro e i loro bambini spingendoli a soluzioni estreme come l'affidamento di questi figli, anche giovanissimi, ai ricchi coltivatori di cacao e di caffè della Costa d'Avorio, del Ghana o di altri paesi del Golfo di Guinea, dietro esiguo compenso o promesse illusorie di folgoranti carriere in città.
[da "L'infanzia invisibile" -aprile 2007]



http://www.casasacrocuore.org/

 
 

Massime 2


La foglia caduta si agita e vola via col vento.

Non diversamente io vorrei volare, andarmene,

partire per non più tornare [...]

Gustave Flaubert

*

Distacco

farsi fragile foglia

appoggiata ad una spalliera di vento

f. s.

 
*
 

la morte è un ciglio

sulla palpebra della luce

Mariella Mehr

* 

Viaggiare, perdere paesi,

essere altro costantemente

perché l'anima non abbia radici.

F. Pessoa

domenica 6 dicembre 2015

Alessia e dicembre 2015


Alessia e dicembre 2015


Anelito al freddo, 
(è in ritardo a Napoli)
Alessia vestita di sole, nel
jeans sdrucito e la
maglietta rosa confetto
per inaugurare un'aurora:
ragazza Alessia oltre
benedizioni ad ogni passo.
(speriamo che Giovanni
non mi lasci).
Marea di sogno prima
della bellezza di uno
sbocciare di corolla e
schiudere le labbra
senza parlare. Pensare:
ti amo alla finestra.
Fiori del bene nelle mani
di Alessia, azzurri e rosa:
vengono dalle spighe
assenti nel sogno
dell'estate a proteggere
la segreta verità.

Raffaele Piazza

sabato 5 dicembre 2015

Vinicio Capossela legge Beatrice Niccolai (Sull'ultima riga di un foglio...


Stay


Massime




"L'aspetto individuale, ciò che ci rende riconoscibili, in verità è un fatto puerile. Al di sotto, tutto è buio, deformato, insondabilmente profondo; ogni tanto riaffioriamo in superficie, e così veniamo riconosciuti."

Virginia Woolf

*


"Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, ed ogni giorno più definitivamente."

Rainer Maria Rilke

*


Le date valgono per far rivolare le farfalle morte, non come spilli che dicano «mai più volerà».

Guido Ceronetti

Da Tra pensieri, Adelphi, Milano 1994

*


« Tutto passa, ma tutto rimane. Questa è la mia sensazione più profonda: che niente si perde completamente, niente svanisce, ma si conserva in qualche modo e da qualche parte. Ciò che ha valore rimane, anche se noi cessiamo di percepirlo. »

(Pavel Aleksandrovic Florenskij, Non dimenticatemi)

*

 

 

 

Garcia Lorca


Il vento calava rosso

dalla collina incendiata

e diventava verde, verde

lungo il fiume.

Poi diventerà violetto,

giallo e...

sarà sui seminati

un arcobaleno teso.

(F. G. Lorca)

Fernando Pessoa


Non basta aprire la finestra

per vedere i campi e il fiume.

Non basta non essere cieco

per vedere i fiori e gli alberi.

Occorre anche non avere nessuna filosofia.

Con la filosofia non ci sono alberi: ci sono solo idee,

C’è solo ognuno di noi, come un sottoscala.

C’è solo una finestra chiusa, e dall’altra parte il mondo;

E c’è un sogno che si vedrebbe, aprendo la finestra,

Che non è mai ciò che vediamo, quando alla fine si apre la finestra.

F. Pessoa