sabato 9 gennaio 2016

Alessia attraversa il fiume


Alessia attraversa il fiume
.
S'immerge Alessia nel freddo
delle acque nel rigenerare
di ragazza l'anima. Attimi di
limbo e il silenzio del fiume
pare non avere sponde.
S'intesse di Alessia un pensiero
sul sogno da non dire
per scaramanzia. A poco a poco
oltre la traccia della sera
precedente nuota Alessia
da riva a riva con nella mente
di Petrarca un verso.
Oggi il fiume è verde e azzurro.
Completa la traversata Alessia,
membra fredde e il grano
dei capelli bagnato.
E' riuscita nell'attraversamento.


Raffaele Piazza

Scartafacci di vita di Michela Zanarella.avi


Tim McGraw - Indian Outlaw (Official Music Video)


Neruda - Sete di te m'incalza


Pablo Neruda

Sete di te m’incalza…

. 

Sete di te m'incalza nelle notti affamate.

Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.

Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.

Sete di metallo ardente, sete di radici avide.

Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano

in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.

Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.

Mi segui come gli astri seguono la notte.

Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.

Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.

Àncora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.

Solco per il torbido seme del mio nome.

Esista una terra mia che non copra la tua orma.

Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.

Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.

Come poter non amarti se per questo devo amarti.

Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.

Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.

Sete di te, sete di te, ghirlanda atroce e dolce.

Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.

Gli occhi hanno sete, perché esistono i tuoi occhi.

La bocca ha sete, perché esistono i tuoi baci.

L'anima è accesa di queste braccia che ti amano.

Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.

Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.

E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.


Pablo Neruda

(Traduzione di Giuseppe Bellini)

da "Il fromboliere entusiasta", in "Pablo Neruda, Poesie d'amore", Newton Compton Editore, Roma, 1975

Loreto Orati


LORETO ORATI

[da Facebook]

 

.

LA SERA CADE LENTA

 

La sera cade lenta, sulla cenere del giorno,

perché abbiamo bruciato così tante ore, tra gli angoli di strada e le bestemmie,

nell'incendio dei marciapiedi e dei sorrisi di circostanza,

ma la sera è destinata a disperdersi, dentro il richiudersi delle rose,

a noi basta aprire una porta, e un abbraccio, per rinascere,

per dimenticare quel fumo acre in cui si agita il sopravvivere...

*

 

OGNI RUGA E' UN VERBO

 

Nel romanzo dello specchio, ogni ruga è un verbo,

un solco che tracima memoria, un gesto, un dire,

così nella prima che appare a vent'anni, appena visibile,

ecco il germoglio delle notti insonni, a rigirarsi sopra un nome,

così a trenta, se quel nome ancora pesa così tanto,

ecco la traccia profonda della vita che strappa, a inciderlo ancora,

così a cinquanta, in un giardino d'inizio autunno,

i ciclamini sparsi ci raccontano storie già dimenticate, il costruire,

l'aver perduto, forse l'amare,

e poi nei giorni che ci avvicinano a qualche risposta,

ecco i campi arati del ricordo, sterminati, come sul viso di un dio,

e tutte quelle cose fatte, fogli appena leggibili, pieni di lettere confuse,

e qualcosa ancora da fare, un saluto, una valigia da preparare,

una ruga ancora, improvvisa, come quel lieve timore prima di ogni viaggio...

*

 

ASCOLTA LE PAROLE DI UN SOPRAVVISSUTO

 

Ascolta le parole di un sopravvissuto,

che la vita è tentativo di volo, e possibile caduta,

ed io sono caduto, dalle alte mura della sua roccaforte,

e con le ossa spezzate mi sono rialzato

davanti all'ennesima torre da conquistare,

con il nome di altra meraviglia inciso sul cancello,

con le spade sguainate dell'amore ad aspettarmi, ancora una volta,

ad aspettare me, ombra di soldato con un frammento di scudo

ma lo sguardo alto, coraggioso, a preparare l'incoscienza di un nuovo volo,

di un nuovo, possibile precipitare, dal torrione della bellezza...

*

 

LE ROSE DI SANGUE

 

Una carezza non può farsi catena,

succede solo a chi è già prigioniero

e ne conosce la ruggine sul cuore,

prigioniero dell'ombra, del delirio,

e di quell'addio che non rende folli, ma lucidi tra i lucidi,

e sfodera lame, e colpi implacabili come un "ti voglio",

finché resta solo il silenzio, quella dannata quiete che precede il dolore,

finché resta solo chi dovrà cogliere rose di sangue, nel giardino dell'amore malato,

là, dove fino a ieri camminava una figlia, vestita solo di primavera...

*

 

NEL CHIEDERE AL VUOTO "COME STAI?"

 

Nel chiedere al vuoto "come stai?"

io maledico l'assenza,

e lo lascio qui,

a incidere i giorni che dovranno arrivare

con la lama del tuo silenzio,

ma senza dolore,

senza rimpianto o strada di ritorno,

solo un bagliore,

il bagliore di ciò che siamo stati...

 

*

 

ALLE CUPE OMBRE

 

Alle cupe ombre, io provo a contrapporre luce di parole,

fragile tentativo di poesia, dove la notte è senza stelle,

e che sia dell'inchiostro su fogli immacolati, l'unico nero,

che sia del verso sanguinante, l'ultimo scarlatto di ogni tramonto,

che non c'è oscurità che possa cancellare la bellezza,

non c'è tempesta che possa far dimenticare la quiete,

e proprio lì, mi sono fermato,

dove oscurità e tempesta diventano ricordo

e le cose del mondo ritornano al bagliore,

la bella casa in cui sono nate, prima di quelle ombre inevitabili...

*

 

 

...le ore non sono che catene di sabbia,

si agitano nella clessidra, come serpenti senza incantatore,

io vivo di vetro in frantumi, e della risacca dei tuoi occhi...

 

sabato 2 gennaio 2016


Walk on the Wild Side by Brook Benton


Ignota Destinazione-testo Pierluigi Branca-Musica Michele Moi-Voce e reg...


Due poesie di Alfonso Gatto


Alfonso Gatto

Il Caprimulgo



Tornerà sempre l'ironia serena

del sortilegio sulle tue corolle,

fiore disfatto.

E tu che voli e piangi

stridendo coi tuoi grandi occhi oscuri,

o caprimulgo dalle piume molli,

il buio sempre ingoierà la notte

delle farfalle nere, le lucenti

blatte in cui l' uomo misero rattrae

le mani e gli occhi a rispettarle,

umane della pietà per sé.

Per la scala degli inferi discende

il consenso perenne, l'ordinata

congrega delle vittime plaudenti.

O misura dell'uomo in sé dipinto

costretto oltre la morte, mummia salva

a schermo delle mani,

a non aver più limiti, distratta

è la forza latente, il bruco insonne

della materia che ci traccia e insegue.

Un fenomeno oscuro il divenire

l'enfasi sorda che alle sue parole

non crede più, ma giura. Ancora scende

questa scala degli inferi e l'informe

che chiede un senso smania di figure.

 


AGLI AMICI

Fumeremo nel bastimento della bottiglia

tra le grandi lettere tremolanti sull'acqua

la pipa dei racconti, il dolce odore del legno.

Poi dal clamore esiterà nel nulla

l'ultimo sparo che dondola il capo.

Ninnj Di Stefano Busà


NINNJ DI STEFANO BUSA'

NEL BREVE MORIRE D'OGNI VOCE



Caduta in verticale

quel senso di rifiuto

ad un'alba che preme d'amaro

se, oltre il lago dei tuoi occhi

non trovassi eternità di spazi.

Nell'incavo di un cuore

fatto d'essenza cristallina,

vena di sangue disseta

l'arsura smisurata

oltre il confine di memoria.

E si ripete il gesto

monosillabo d'amore, che placa

uragani d'ansia nelle strettoie insolute

della sorte.

Come urlo di vento viaggiamo

tra i pinastri irredenti

di una croce paleolitica.

Un segreto dolore scandisce

ritmi alla vita.

Sulla scia di risonanze d'echi

cammina a piedi nudi il tempo,

verso una terra d'ombra

che approderà a campi di zagara,

con il sole trafitto

nel breve morire d'ogni voce.


[Segnalazione al XXVI Premio "Aspera" -

apparsa su Alla bottega]

venerdì 1 gennaio 2016

Capodanno 2016 di Alessia



Capodanno 2016 di Alessia


L'aria fredda del risveglio
nel suo interanimarsi alla
pelle di Alessia e all'anima
giungere. Volatili e fiori senza
nome dopo la festa.
Oggi fa l'amore Alessia
come una donna, tra le
pagine del cielo il piacere
a levigarla. Una rosa rossa
dono di Giovanni per
scaramanzia. Si affaccia
dal balcone sul mare Alessia,
vede Napoli ancora esistere.

Raffaele Piazza